Sopraelevazione, Piano Casa Veneto, edificio esistente, sopraelevazione in legno, Aarchitettura.it

Veneto. Cittadini e Imprese possono ampliare tutti i loro edifici.

SECONDA PROROGA ALLA LEGGE REGIONALE “PIANO CASA”

La terza versione del Piano Casa del Veneto è realtà. Infatti, il Consiglio Regionale ha approvato la legge 32/2013 che costituisce la seconda proroga alla legge che aveva istituito nel 2009 il cosiddetto Piano Casa, introducendone alcune modifiche. Analizziamo gli aspetti principali delle modifiche rispetto alla precedente versione (L.R. 8 luglio 2009 n. 14) e quindi le facoltà concesse dalla nuova legge.

MOTIVAZIONI DELLA NUOVA PROROGA

Innanzitutto il progetto di legge approvato agisce in virtù del positivo andamento del Piano Casa dall’aprile del 2010 all’aprile del 2013 e all’impatto favorevole sull’economia. In quest’ottica, facendo tesoro delle indicazioni emerse dal Rapporto sull’applicazione del Piano Casa, la legge mira a renderlo più appetibile, incentivando i cittadini e le imprese a realizzare operazioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, piuttosto che l’utilizzo di nuovo suolo ai fini edificatori.

OBBIETTIVI E DEFINIZIONI

Vediamo in dettaglio le modifiche. L’articolo 1, che sostituisce integralmente quello della precedente versione, introduce, oltre ai già presenti intenti volti al miglioramento della qualità abitativa, anche la volontà di incentivare l’adeguamento sismico degli edifici esistenti, l’eliminazione delle barriere architettoniche e la demolizione con ricostruzione di edifici che ricadono in aree dichiarate ad alta pericolosità idraulica.
Il nuovo art. 1 bis introduce le definizioni di “prima casa” e allarga le possibilità di usufruire degli incentivi al coniuge, ai figli e ai parenti entro il terzo grado in linea retta e collaterale e “altri aventi diritto” (formula generica che ha permesso di superare le diverse posizioni delle forze politiche rispetto alle famiglie non tradizionali), purché questi si obblighino a stabilire la residenza e a mantenerla per quarantadue mesi successivi al rilascio del certificato di agibilità (art. 7, comma bis).

AMPLIAMENTI DEGLI EDIFICI: NOVITA’

All’art. 2 vengono apportate modifiche e precisazioni riguardanti i limiti di ampliamento e alle modalità con cui questo può essere realizzato. E’ mantenuto il limite del 20% del volume, o della superficie, per gli edifici esistenti al 31 ottobre 2013, in deroga ai piani urbanistici e ai piani ambientali dei parchi regionali anche se in questo caso è necessario il parere vincolante della Soprintendenza. Gli ampliamenti potranno essere realizzati anche su un lotto adiacente, sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale e su un diverso corpo di fabbrica. In ogni caso, è consentito a tutte le abitazioni singole un ampliamento sino a 150 metri cubi purché costituiscano prima casa. Il nuovo comma 5 ter dell’art. 2 prevede un bonus volumetrico con aumento di un ulteriore 5% del volume per le abitazioni e del 10% della superficie in caso di edifici non residenziali, per interventi di messa in sicurezza antisismica dell’intero edificio. Ciò è interessante anche se tale bonus è valido solo se l’adeguamento non sia già obbligatorio per legge, ad esempio negli interventi di sopraelevazione che, di fatto, sono poco incentivati. Ciò, a mio avviso, contrasta con la volontà di limitare il consumo di nuovo suolo.

INCENTIVI A DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE

L’art. 3 introduce ulteriori incentivi, in termini di volumetria, agli interventi di demolizione e ricostruzione che fino ad oggi hanno ottenuto meno successo rispetto al semplice ampliamento: l’abbattimento e la ricostruzione, per migliorare la qualità architettonica, energetica (fino alla classe A) e la sicurezza, ha un bonus volumetrico del 70% che sale all’80% nel caso di utilizzo di tecniche costruttive di bioedilizia. Il premio volumetrico è riconosciuto anche a chi ricostruisce il nuovo edificio in un’area diversa, purché sempre di proprietà. Viene inserito l’art. 3 bis che specifica la tipologia degli interventi nelle zone agricole, limitandoli alle abitazioni e agli accessori funzionali alla conduzione del fondo agricolo. Quest’ultima frase potrebbe dare adito a interpretazioni diverse negli uffici tecnici dei comuni. Rimane ancora una volta la questione delle leggi scritte in maniera equivoca: probabilmente vi sarà un rimando ad una circolare esplicativa. L’art. 3 ter, di nuova introduzione, prevede un ulteriore aumento del 10% della volumetria per interventi sugli edifici esistenti nel caso si rimuova il tetto in amianto. Nel successivo art. 3 quater, anch’esso di nuova introduzione, si fa riferimento ai già accennati interventi in aree dichiarate ad alta pericolosità idraulica, concedendo un incremento fino al 50% del volume o della superficie. Sono confermati gli articoli 4, 5 e 6 della precedente legge, i quali riguardano gli interventi per favorire la riqualificazione degli insediamenti turistici e ricettivi, l’installazione dei pannelli fotovoltaici (le cosiddette “tettoie fotovoltaiche”), il titolo abilitativo previsto.

ONERI E AGEVOLAZIONI PER IL CITTADINO

L’art. 7, “Oneri e incentivi”, introduce una novità riguardo alle famiglie con numero di figli pari o superiore a tre, per le quali il contributo afferente al Permesso di Costruire non è dovuto.

Il nuovo art. 11 bis conferma gli incentivi per l’eliminazione delle barriere architettoniche: le percentuali di cui agli art. 2 e 3, sono elevate fino ad un ulteriore 40%, in base alle prescrizioni tecniche che saranno emanate ai sensi dell’art. 6 della L.R. 12 luglio 2007, n. 16, prevedendo la graduazione della volumetria assentibile in ampliamento in funzione del livello di fruibilità garantito dall’intervento.

NOVITA’ DESTINATA A SOLLEVARE POLEMICHE

È confermata la norma che toglie ai Comuni la possibilità di limitare o escludere l’applicazione del Piano Casa nei centri storici e che ha suscitato forti proteste da parte dei sindaci. Nella sostanza il Piano Casa rimane inalterato ma alcune novità introdotte sono destinate a suscitare polemiche e, non è da escludere, ricorsi da parte dei Comuni, almeno quelli principali dei Capoluoghi di Provincia.

 

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